Tpl, Melasecche: "Il disastro causato purtroppo c'è tutto, le responsabilità politiche anche"

7' di lettura 26/05/2022 - Fa discutere la sentenza della Corte di Cassazione, Sezioni Unite Civili, del 10 maggio scorso che invito a leggere. Comprendo benissimo umanamente il senso di liberazione di coloro che erano chiamati a rispondere da parte della Procura della Corte dei Conti per il nocumento subito dalla casse regionali ma questo non consente letture partigiane e strumentali della sentenza, che non è nè di assoluzione per quanto accaduto men che meno di plauso, come sembra apparire da alcuni commenti palesemente strumentali.

La stessa riconosce il principio per cui le scelte “politiche” non sono sindacabili da parte della Procura della Corte dei Conti il cui compito è esclusivamente quello di “verificare la compatibilità delle scelte amministrative con i fini pubblici dell'ente, …, rilevanti sul piano non della mera opportunità bensì della legittimità delle azione amministrativa”. La sentenza pertanto non assolve nessuno degli amministratori, come erroneamente affermato dalla ex Presidente Marini, bensì si limita a dichiarare inammissibile il ricorso della Procura della Corte dei Conti che aveva accertato un danno erariale di ben 44.210.906,99 euro (di cui 41.210.906,99 euro patito dalla Regione Umbria e 3 milioni di euro dalla Provincia di Perugia), danno che in effetti esiste ma che, in base alla stessa sentenza, non è addebitabile ai solerti amministratori ma, di fatto, alle casse regionali quindi a tutti gli umbri. La Presidente Marini, nel commentare la sentenza sui social, sostiene che grazie alle sue scelte politiche avrebbe ottenuto il “risanamento economico finanziario del sistema di Trasporto Pubblico Locale e la prosecuzione dei servizi aziendali che hanno consentito all’Umbria di non interrompere mai i servizi di TPL, assicurando il diritto dei cittadini alla mobilità e al trasporto”. Rispetto a quanto affermato dalla ex governatrice, avendo piena consapevolezza della situazione economica disastrosa sia di Umbria TPL Mobilità ereditata nel 2019 dalla nuova amministrazione, nonché degli stessi debiti accumulati negli anni dalla Regione nei confronti del gestore del servizio di trasporto, mi corre l’obbligo di fare alcune precisazioni. Il risanamento organico, economico finanziario e funzionale, del sistema di Trasporto Pubblico Locale è iniziato quando l’attuale giunta, a fine 2019, ha voltato decisamente pagina. La nostra amministrazione, con notevole sforzo e senso di responsabilità istituzionale, ha innanzitutto onorato a favore di Busitalia ed altri gestori minori i debiti pregressi per oltre 23.000.000 di euro lasciati in eredità sul Servizio Trasporti. Era infatti invalsa da anni la pessima abitudine di pagare, peraltro con notevole ritardo, le fatture di ogni anno con gli stanziamenti degli anni successivi, creando di fatto la voragine citata.

Ma l’altro disastro a cui abbiamo dovuto metter mano è quello di Umbria Mobilità, la bad company rimasta in mano pubblica dopo che la sinistra era stata costretta a privatizzare il TPL umbro, prima in mano alle quattro società, APM, La Spoletina, ATC e FCU, che viaggiavano in costante rosso, gestite come erano da pletorici consigli di amministrazione di politici di sinistra. Solo grazie all’operato di questo assessorato, e dopo mesi di insistenze nel recuperare la documentazione è stato possibile ottenere la certificazione del piano di rientro dal debito da presentare alle banche ad iniziativa dell’asseveratore esterno e solo dopo un anno e mezzo di defatiganti trattative abbiamo raggiunto un accordo con le dodici banche creditrici conseguendo un risultato che la giunta precedente, probabilmente molto meno credibile di quella attuale, non era mai riuscita a conseguire. Ancor oggi stiamo operando in base all’articolo 67 della legge fallimentare e questa giunta regionale si sta facendo carico, nonostante abbia solo una quota di minoranza in quell’ircocervo di Umbria Mobilità, del lungo processo di risanamento complessivo della stessa, appena iniziato, districandosi fra normative complesse, responsabilità non proprie, eredità pesantissime, non facilmente ricostruibili a causa di una gestione per troppi anni improntata alla incompetenza ma anche a molta faciloneria. Le banche creditrici di Umbria TPL Mobilità vantano ancora crediti per decine di milioni di euro. Indispensabile quindi improntare l’azione della società ad una gestione finalmente responsabile, salvaguardandone integralmente la forza lavoro rispetto alla scelta di portare i libri in tribunale, scelta questa molto più eclatante politicamente per la nuova giunta ma che non è stata seguita in quanto, a nostro sofferto giudizio, non avrebbe fatto l’interesse dell’Umbria. Solo quest’anno abbiamo fin qui conseguito un risparmio di 5 milioni di euro sull’IVA che arriverà a circa 10 milioni a fine di ogni anno, indispensabile per cercare di tenere il TPL sulla linea di galleggiamento ed è questa giunta costretta alla riduzione degli sprechi dovuti ad autobus che viaggiano praticamente vuoti per 3,5 milioni anche per sanare un contenzioso giudiziario intentato dai gestori privati che hanno portato la Regione in Tribunale per partite debitorie pregresse quanto incerte. Non solo, è questa giunta obbligata a mettere in atto decisioni previste dal vigente Piano Regionale dei Trasporti, votato dal consiglio regionale precedente per risanare e riorganizzare il TPL ma irregolarmente mai fin qui applicate per evidenti ragioni di facile demagogia in una confusione indicibile.

Volendo chiarire in termini comprensibili quello che la Procura della Corte dei Conti rimprovera alle passate amministrazioni è il fatto di non aver risanato il servizio, abbattendo i costi inutili, razionalizzando il settore, facendo le doverose manutenzioni alle linee ferroviarie, tagliando gli sprechi, indetto una gara finalmente trasparente ma raggiunto la pace politica e sociale rimandando al futuro problemi e debiti, non assumendosi l’onere delle scelte serie, non stanziando adeguate risorse finanziarie per la mobilità regionale. Quel debito lo stanno pagando oggi gli umbri che due anni fa hanno infatti deciso di voltare pagina.

Non solo, ad abundantiam rispetto ai debiti citati, le penali sanzionatorie per circa 6 milioni di euro l’anno dal 2016 in poi, a causa di una gestione del TPL che non riesce a coprire con le entrate almeno il 35% dei costi, le stiamo pagando noi avendole loro rateizzate e rinviate al futuro come stiamo cercando, in unità d’intenti con le regioni piccole che hanno problemi consimili, di modificare la normativa nazionale penalizzante.

Fa quindi sorridere il trionfalismo di coloro che oggi si autoproclamano ottimi amministratori attribuendo alla Corte di Cassazione giudizi nei propri confronti assolutori, addirittura riconoscimenti di merito per gestioni viceversa che definire inappropriate è un eufemismo, oltretutto reiterate per lustri. La Corte dice viceversa che tali politici non sono perseguibili in quanto le scelte che fecero rientravano nella loro discrezionalità, non di certo che fossero sane e positive come qualcuno cerca di far credere con dichiarazioni improvvide. Parlare infatti di “correttezza, buon operato, aver sempre anteposto l’interesse pubblico ad ogni decisione amministrativa” attribuirsi il “risanamento del Trasporto Pubblico Locale” offende l’intelligenza dei cittadini a cominciare dai dipendenti dello stesso trasporto pubblico presi in giro e sballottati da una società all’altra. Da cittadino dell’Umbria e da assessore regionale non posso accettare la manipolazione della verità. So bene qual’è la fatica del governo pubblico, i rischi connessi, il coraggio che necessita nel prendere decisioni talvolta impopolari, ma le mediazioni sempre al ribasso pur di mantenere sacche di facile consenso elettorale e la pace sindacale portano poi a questo. Gli stessi sindacati, ben consapevoli di quanto accaduto, dovrebbero rendersi responsabili nel denunciare il passato malgoverno come apprezzare le fatiche del presente risanamento. La sentenza della Cassazione ha come conseguenza che i danni certi causati da quella pessima amministrazione non potranno essere addebitati agli amministratori dell’epoca che li causarono ma ai cittadini i quali sono liberi di giudicare e lo hanno ben fatto quando nel 2019 presero la decisione storica di voltare pagina. D’altronde quello del TPL non è un fatto isolato ma un metodo sistematico, considerato ciò che è accaduto con l’operazione Monteluce, con la liquidazione fallimentare delle Comunità Montane, per tacere di alcune società partecipate e realtà consimili fulgido esempio di clientelismi, inefficienze e sprechi.

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da Enrico Melasecche
Assessore regionale alle infrastrutture e trasporti





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 26-05-2022 alle 10:30 sul giornale del 27 maggio 2022 - 131 letture

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